Pedagogista: lavoro o passione?

Si potrebbe argomentare e polemizzare tantissimo circa il riconoscimento professionale di educatori e pedagogisti, proprio in merito alla “vocazione” per una professione che prevede un certo tipo di coinvolgimento ed impegno nel sociale.

Ma io ci tengo a raccontarvi perché amo associare il termine PASSIONE al mio lavoro. 

Formazione e professionalità non le conquisti con il cuore e la bontà d’animo, la passione deriva dalla forte motivazione che ti spinge ad approfondire per trovare risposte e capire meglio le domande.

L’ambito che mi coinvolge maggiormente è l’ambito dell’autismo; sarebbe stato uno dei possibili sbocchi lavorativi come educatrice finita l’università, ma io non lo avevo preventivato.

Il mio obiettivo sarebbe stato quello di lavorare in asili nido, perché una delle cose che più in assoluto amo fare è OSSERVARE i bambini, restare affascinata da ogni loro scoperta, dalla loro spontaneità, dalla semplicità dei loro gesti e dalla felicità contagiosa che trasmettono.

Poter OSSERVARE con consapevolezza e con le competenze di professionista dell’educazione, è un valore aggiunto non indifferente.

La realtà dei fatti è stata diversa, il giorno della mia laurea triennale in scienze dell’educazione, ho ricevuto il mio più bel regalo “un contratto a tempo indeterminato” presso una cooperativa per lavorare in un centro diurno per disabili adulti e svolgere domiciliari a minori disabili.

La gioia infinita è stata accompagnata dalla paura della novità, di non saper affrontare quell’avventura cosi delicata. Ho subito avuto il timore di non possedere gli strumenti per svolgere il mio lavoro in modo adeguato e mi son subito attivata iscrivendomi ad un corso di perfezionamento sull’autismo perché tra le persone disabili presenti nel centro diurno, vi erano anche adulti autistici con disabilità cognitiva.

Posso dire che mi si è aperto un mondo! 

Posso dirlo perché in seguito ho continuato a formarmi nell’ambito dei DSA, eppure non ho sentito quella stessa spinta, quella voglia di approfondire.

Andando avanti negli anni, ho deciso di continuare ad ampliare la mia formazione, perché l’esperienza ti porta a capire che non ne sai mai abbastanza e che le sfide quotidiane che vivi a casa, a scuola e nei vari contesti sono tante, che i genitori molto spesso sono stanchi ed hanno bisogno di un supporto valido e sopratutto che li comprenda, così come ne hanno necessità educatori ed insegnanti.

Le difficoltà spesso non sono solo legate alle strategie da adeguare ad ogni bambino, ma la sfida maggiore è divulgare informazioni aggiornate. Siamo ancora molto lontani dall’avere una visione limpida dello spettro autistico, chi non lo vive, ne sa solo qualche stereotipo e ciò non fa che incrementare una società disinformata che infonde un occhio giudicante.

Dopo aver lavorato in vari contesti, dopo aver approfondito attraverso i libri, aver svolto corsi e l’esperienza data dal confronto con l’unicità di ogni persona che ho incontrato ed affiancato, posso dire che serve tanta formazione quanta apertura mentale, occhi attenti ad intercettare i dettagli dei bisogni, del contesto circostante e delle esigenze della rete. 

IO SO DI POTERLO FARE, perché di poche cose son certa quanto della capacità di vedere oltre il visibile, di annientare ogni filtro per indagare e sentire quello che va al di là delle apparenze e delle aspettative, il diritto di ogni persona di essere umana, con pregi e difetti e voglia di scegliere ed esser artefice della propria vita. 

Se sono qui a dire questo è perché vorrei solo riuscire a far vedere ad ogni genitore quello che c’è al di là delle difficoltà, delle incomprensioni, perché so di poter dare una chiave di lettura differente in diversi contesti.

Una risposta a “Pedagogista: lavoro o passione?”

  1. La passione è una forza motrice che dovremmo avere ogni singolo giorno della nostra vita quando facciamo il nostro lavoro…

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